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C'era una volta un vino....e c'è ancora



Maggio 2015, una sera a cena c’è da decidere dove andare per la prossima visita in cantina. Basta uno sguardo e la scelta è fatta: Tenuta di Fiorano. I motivi sono tanti: l’alone di mistero e leggenda intorno al passato di questa cantina, il ritorno sulla scena enologica dopo anni di “silenzio” e la curiosità di andare a vedere questo posto alle porte di Roma dove c’è chi produceva e produce vino. Fissiamo l’appuntamento e si va, nonostante la veste autunnale non proprio tipica per un pomeriggio di Maggio.



All’arrivo, prima sorpesa: ad accoglierci il Principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi in persona in compagnia di Rosanna Ferraro, giornalista di Vinotype e ufficio stampa e marketing della cantina. Si “parte” e si va subito tra i filari, dove il Principe ci racconta dei suoi rapporti con Alberico, di come tra quei filari ci sia cresciuto e della sua decisione di ridare vita al Fiorano. Il punto di sosta ci permette di avere una visione completa della tenuta. Qui Alessandrojacopo ci racconta dei consigli di Alberico: dai terreni alla vinificazione, passando per la scelta dei vitigni fino al suggerimento di abbandonare l’idea del Semillon e della Malvasia (di Candia) al posto del Grechetto e Viognier.
La prima cosa che ci appare subito evidente è il grande rispetto di Alessandrojacopo per suo zio Alberico (scomparso nel 2005) e la passione quando parla della tenuta, della sua storia e dei suoi vini.



Risaliamo in macchina e dai filari ci spostiamo in cantina. Vendemmia e vinificazione sono ancora manuali e il vino per caduta passa nelle botti dove rimane ad affinare.
“Nella cantina sono presenti tutte le annate dei diversi vini” ci rivela il Principe, scatenando in noi una curiosità (e un’aquolina) feroce. La nostra immaginazione ci ha portato immediatamente a degustare il Fiorano Semillon in una verticale irripetibile. Ahinoi, era solo immaginazione e quel vino lo possiamo solo “degustare” attraverso i racconti di chi lo ha fatto veramente, definendolo “vino-capolavoro” (Armando Castagno, Vitae n. 3).



Ci spostiamo per le degustazioni nel casale immerso in un vero e proprio “giardino botanico” (in verità è un bosco a tutti gli effetti), il senso di pace che vi regna fa dimenticare che ci troviamo a due passi da Roma.
Davanti a un tagliere di salumi e formaggi, iniziamo l’assaggio di tutta la “batteria”.
Già all’inizio la prima sorpresa: il Fioranello bianco (2013)  ci spiazza. Ci aspettavamo un vino base, semplice, e rimaniamo invece colpiti da una buona traccia olfattiva e una passaggio non trascurabile in bocca. Al naso il frutto è evidente, con rimandi alla pera. Buona la sapidità, per una bocca tutto sommato compatta.



Il Fiorano bianco (2012) si presenta con una marcia in più. Il colore vira verso un giallo paglierino più carico, quasi dorato. La frutta diventa più gialla (pesca), fanno capolino i fiori e sentori speziati dovuti al passaggio in botte grande. In bocca è rotondo, con morbidezza e alcolicità ben bilanciate da un’ottima freschezza. Ottimo da bere adesso come tra qualche anno.
Il Fioranello rosso (2013) è Cabernet Sauvignon in purezza e si inizia a salire di livello. Vino limpido, colore rubino compatto, il naso inizia a farsi scuro con rimandi a sentori di sottobosco, con frutti più neri (mora) che rossi che si fanno largo in seconda battuta e punte di speziatura e note minerali. In bocca è ben integrato, di buona freschezza con note morbide a bilanciare il tutto. Di buona fattura i tannini, mai sgradevoli. Che dire, un bel biglietto da visita.

Il Fiorano Rosso (2008) aggiunge Merlot (35%) al Cabernet Sauvignon e gioca un altro campionato. Alla vista mostra i muscoli, con una concentrazione più intensa rispetto a quella del fratello minore. Al naso sono netti sentori evolutivi che rimandano al cuoio, note fumè, balsamicità che accenna al mentolato, frutta ancora nera, alcuni sentori vegetali. Nette sono le sensazioni di sottobosco, a ricordarci gli odori sentiti qualche minuto prima nel giardino botanico. In bocca il Fiorano Rosso nasconde i muscoli per mostrare la sua eleganza, finale lungo da applausi. Vino ancora esuberante che reclama ancora un po’ di riposo in cantina nonostante i suoi 7 anni.




In finale, siamo andati alla ricerca di un mito e il Principe, la cui ospitalità è stata commovente, ci ha raccontato il passato, il presente e il futuro della Tenuta di Fiorano. Chissà che un giorno riusciremo a entrare in quella cantina storica che per ora abbiamo ammirato (e su cui abbiamo fantasticato) solo da fuori.




Tenuta di FIORANO
Via di Fioranello, 19-31 - Appia Antica
00134 Roma - Italia
Telefono: +390679340093
Fax: +390679340169
info@tenutadifiorano.it
www.tenutadifiorano.it